Sorpasso a sinistra. Riflessioni sullo sciopero degli scrutini

Il problema del rapporto tra i sindacati, soprattutto tra quelli confederali e i sindacati di base, è lungo e complesso, non è mia intenzione descriverlo qui, e neanche prendere parte alla questione. Personalmente ritengo che ci siano motivazioni per “appoggiare” entrambe le formazioni (per i confederali ovviamente mi sto riferendo alla Cgil, l’unico che credo meriti considerazione).

Insomma, gli argomenti in questione sono sia politici che sindacali, e reputo un grave errore pensare che i sindacati debbano essere “giudicati” solo dal punto di vista sindacale.

Vabbè.

Questa riflessione nasce da un evento, recente, che ha riguardato, e in alcuni casi riguarda ancora, la mobilitazione nel mondo della scuola.

Il fatto bello

Date le scellerate scelte politiche ed economiche del governo, conosciamo tutti (spero) la pessima situazione in cui versa la scuola pubblica statale, in Italia e in Sardegna.

In conseguenza di ciò, dopo le occupazioni che hanno caratterizzato l’inizio dell’anno scolastico che si chiude ora, e dopo un po’ di mesi di relativo “silenzio”, il Coordinamento Nazionale dei Precari della scuola, sorto poco meno di un anno fa, ha pensato di proporre una forma di lotta, non inedita: lo *sciopero* degli scrutini. A questa iniziativa rispondono alcune sigle sindacali (Cobas, RdB e mi pare Gilda). Questo sciopero è pienamente legale, se fatto in certi limiti.

Lo sciopero degli scrutini, calenderizzato in giorni diversi per le diverse regioni italiane, sembra essere stato un “successo” (che, in questo caso, vuole ovviamente dire che ha conseguito i suoi obiettivi: ritardare le attività scolastiche, creare “disturbo” portare agli occhi dei mezzi di informazione la questione della scuola).

Centinaia di scuole, forse migliaia, hanno aderito. Migliaia di scrutini rimandati, tra l’altro con il coinvolgimento di docenti che spesso non hanno partecipato alle lotte dei precari (ma questa è tutta un’altra storia).

Il fatto brutto

A questa forma di lotta, partita dal basso, dai comitati auto-organizzati di lavoratori precari della scuola, è mancato l’appoggio del maggiore (numericamente) sindacato di categoria, la FLC Cgil (ovviamente mi riferisco all’appoggio ufficiale, non mi riferisco ai singoli iscritti/dirigenti). Non solo.

All’assenza di appoggio ha fatto seguito una circolare “interna”, del segretario nazionale della FLC Cgil, in cui si “spiega”, secondo il suo punto di vista, perché lo sciopero degli scrutini non dovesse essere fatto, perché fosse controproducente, etc etc.

Le mie considerazioni

Premesso che non sono nessuno, se non un precario della scuola che fa parte di uno dei comitato di precari che ha appoggiato questo sciopero degli scrutini, e non è iscritto ad alcun sindacato, non posso che pormi una domanda, che mi pare evidente da quanto scritto: ma perché la FLC Cgil ha deciso di remare contro questo sciopero degli scrutini? E parlo di “remare contro” non a caso: un documento del segretario nazionale di un sindacato che spiega come una forma di lotta sia inutile, dannosa, o quello che è, per me è un tentativo di remare contro quella lotta, se proprio non vogliamo usare il termine “boicottaggio” o “tentativo di affossamento”.

Le motivazioni di tale presa di posizione della FLC Cgil le trovate nel link che ho segnalato poco sopra, ma non è ciò di cui voglio discutere. Gli argomenti portati hanno alcuni una certa rilevanza, altri mi sembrano meramente strumentali.

Io mi chiedo perché un sindacato, che ha la storia che conosciamo e si pone obiettivi che sono sicuramente nobili e condivisibili debba tentare di “remare contro” una iniziativa di questo tipo. Ripeto: posto che alcune obiezioni a questo tipo di sciopero sono pertinenti, io mi pongo un problema politico (anche se si parla di sindacati: sono fatto così), che ai miei occhi diventa ancora più grande visto che lo sciopero degli scrutini ha avuto una grossa adesione, forse oltre le aspettative.

Ha senso che un sindacato come la FLC Cgil si schieri esplicitamente contro una forma di lotta chiesta e portata avanti dai comitati dei precari? Il problema non è secondario. Si parla di un movimento dal basso, di lavoratori autorganizzati, che non trovano una sponda nel più grosso sindacato di categoria. E non è una cosa bella.

Lungi da me ritenere che *qualunque* forma di lotta dal basso sia, in sé, progressiva o sostenibile, ma trovo *politicamente* inaccettabile che si arrivi al tentativo di affossare quella lotta.

Mi sembra che, almeno in questa occasione, si sia creato un “divario”, un “distacco” tra i lavoratori e uno dei sindacati che dovrebbero rappresentarli (uno, perché non tutti hanno avuto questa posizione). È una cosa importante e non è la prima volta che lo noto. Insieme all’impressione che a volte si pecchi di autoreferenzialità.

Ancora una volta: fatte buone le motivazioni che potevano spingere la FLC Cgil a non aderire allo sciopero, operazione pienamente legittima, ovviamente, mi chiedo se fosse il caso di fare atto “positivo” per andare contro questo sciopero.

La domanda, per me, è retorica, si sarà capito.

Riprendendo quanto detto all’inizio, non escludo che la posizione della FLC Cgil possa essere scaturita anche dal fatto che i Cobas Scuola hanno subito aderito all’iniziativa proposta dal Coordinamento Nazionale dei Precari e, come ho imparato, i rapporti tra i due sindacati sono mediamente conflittuali. Se così fosse, non mi sembra un grande gesto, sinceramente (e non me ne frega *niente* se qualche volta i Cobas Scuola hanno fatto lo stesso). Ignorare le istanze nate dal basso non è mai positivo, per un sindacato che vuole veramente rappresentare i lavoratori.

La cosa che mi consola è che decine, centinaia, forse migliaia di iscritti FLC Cgil, e anche dirigenti credo, hanno partecipato allo sciopero degli scrutini, ignorando la famigerata lettera del Segretario Nazionale.

Vedere che la base è più lungimirante di alcune dirigenze fa sempre un po’ piacere..

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